Io non credo di aver rubato nulla a Greta e nemmeno alle mie figlie, ma mi sento tra i destinatari delle invettive di Greta presso le Nazioni Unite di qualche giorno fa. Perché vado per i 45 anni e perché credo che il confitto generazionale su certe tematiche possa essere salutare, per tutti. Ma anche perché sono profondamente nauseato dall’ipocrisia di questa ondata neo-ambientalista dove pare che stiamo tutti dalla stessa parte e conseguenzialmente nessuno sembrerebbe davvero colpevole, e credo che questa sia una narrazione che non porterà ad alcun miglioramento. Ci può stare che gli adolescenti pensino in positivo anche nel caso di ipotesi poco realistiche, ma è ridicolo che gli adulti credano a questa larga intesa senza nemici. Riprovevole poi è che facciano finta di crederci i leader mondiali.
Io non mangio carne da prima che Greta nascesse, e ricordo pubblicazioni recenti, del 2014 e del 2016, che hanno stimato la produzione di CO2 legata al consumo di carne e l’eco-compatibilità di una dieta vegetariana. Questo non ha generato alcuna ondata di cambiamento perché l’essere umano non è disposto a modificare facilmente le proprie abitudini e le proprie convinzioni, a meno che non venga portato a farlo con i moderni mezzi di persuasione, che sono più efficaci della costrizione e della censura. E così ci ritroviamo oggi con un diffuso sentimento apocalittico, e le stesse persone incapaci a cambiare regime alimentare sono portate a credere di poter incidere, in maniera determinante ed in pochi anni, sul cambiamento climatico in corso.
Dopo l’ultimo periodo glaciale il pianeta terra ha subito diversi riscaldamenti globali. Il più intenso, e con temperature superiori a quelle verso le quali sembriamo dirigerci ora, è iniziato circa 7 mila anni fa ed è terminato dopo mille anni, e senza alcuna manifestazione planetaria per il clima. Durante l’impero romano si ebbe un periodo con temperature simili, ma nessuno partoriva al pari di oggi idee aberranti come quella secondo la quale i giovani non si dovrebbero più riprodurre a causa del clima, fino alla riprova di… non si capisce bene di cosa. Altrimenti ci saremmo potuti estinguere già allora, cioè molto prima di iniziare ad inquinare. Abbiamo anche avuto una piccola glaciazione durata alcuni secoli e terminata dopo l’Unità d’Italia, praticamente l’altro ieri.
Io sono una persona che non riesce a stare senza occhiali da sole neanche dopo il tramonto, ma porto gli stessi occhiali più o meno da quando è nata Greta. Come facilmente osservabile dalle foto su Facebook dei miei viaggi di oltre 10 anni fa (e come mi è stato anche fatto notare) nemmeno gli abiti compro spesso, anche perché non sono spesso davanti ad una telecamera come i cantanti e gli attori della famiglia di Greta (madre, padre, e nonno). Il consumismo è uno dei veri mali della nostra epoca, e la società dei consumi è generatrice di sciagure, anche ecologiche. Perfino scelte apparentemente ambientaliste come quella di sostituire l’auto con una meno inquinante, o un elettrodomestico con uno che consuma di meno, possono essere a saldo non ecologico. L’unica cosa sicura è che si producono rifiuti poco smaltibili, che spesso vanno a finire proprio in alcuni dei paesi che diciamo di voler salvare dalla migrazione climatica. Per ora l’unica cosa sicura è che ricopriamo quei paesi di rifiuti.
Ma come si esce dalla malattia del consumo? E’ possibile non consumare il superfluo in una società fondata sui consumi, sullo spreco, e sulla produzione di beni e servizi non essenziali? E’ possibile uscirne senza “spargimento di sangue”? Se queste domande venissero oggi poste agli adolescenti a cui viene fatto credere che si può decidere di non inquinare con la benedizione di chi inquina il mondo con profitto, probabilmente la risposta sarebbe “si, certo che si può”, “Yes, we can”. Non voglio disilluderli, non sarebbe neanche nelle mie possibilità e capacità. Non direi quindi loro che per Chico Mendes, leader della lotta contro il disboscamento dell’Amazzonia “l’ambientalismo senza lotta di classe è sostanzialmente giardinaggio”. No, almeno non adesso, non ora che le mie figlie sono ancora piccole. Magari più in là, quando vorranno andare alle manifestazioni di Greta. Adesso però, e non mi rivolgo certo a Greta bensì ai miei coetanei, non ci provate a discutere con me della favoletta sul Capitalismo che oggi non sarebbe più soltanto (potenzialmente) buono, ma anche (volendo) ecologico. Ammesso che sappiate cos’è il Capitalismo. Quelli come me non vi hanno mai convinto su certi conflitti sociali come mezzo di emancipazione collettiva. Bene, non mi convincerete mai che possiamo salvare il pianeta a quattro mani con chi lo distrugge, mai. Io non baratto il sano punto di vista fondato sul dovere etico di non inquinare il creato con l’illusione di poter governare fenomeni fuori dalla portata umana. E credo che le emissioni di CO2 della Cina inquinino meno di una Terza Guerra Mondiale contro la Cina, per la quale dichiaro fin da ora la mia decisa obiezione di coscienza.
Tornando a Greta e alla domanda iniziale, chi le ha rubato l’infanzia? Credo fermamente che Greta debba riportare questo conflitto a casa sua, nella sua famiglia, e lì risolverlo. Tutto il resto è scientismo, e Dio ce ne scampi.