Riforma dell’8×1000: le inspiegabili proteste della Chiesa Cattolica
Share
Nel corso di un convegno sul sostentamento del clero il Cardinale Zuppi, Presidente CEI, si è lamentato per interventi del Governo sull’8×1000. Una lamentela incomprensibile soprattutto nel passaggio in cui Zuppi dice: “non ci interessano i soldi”.
Cosa lamenta Zuppi
Il Cardinale Matteo Zuppi parla di azioni unilaterali del Governo su una norma di matrice bilaterale Stato-Chiesa (artt. 47 e 48, legge 222/85), e dice (abbastanza) il vero, ma questo è un tecnicismo in cui non è necessario entrare. Perché se si prova a capire cosa abbia fatto il Governo in carica non si trova “niente”. Non di “oggi” e nemmeno da parte del solo Governo Meloni. Si tratta di una tipologia di modifiche che va avanti dal Governo Letta (Legge 47/2013) fino al governo Conte II (Legge 157/2019). Quindi modifiche per le quali la destra era sempre stata all’opposizione e il PD sempre al governo. Quasi come a dire che l’azione dipende da chi la compie. Ma di quali modifiche si parla?
Parliamo di maggiore concorrenza e maggiore partecipazione democratica, meccanismi in antitesi con i privilegi che la Chiesa Cattolica ha soltanto in Italia. In pratica (dal 2013), per l’8×1000 destinato allo Stato, sono state introdotte modifiche che i cittadini-contribuenti apprezzano particolarmente (ripetiamo, si tratta di interventi relativi all’8×1000 destinato allo Stato, come anche Zuppi dice chiaramente). Nel 2013 è stata infatti introdotta la casistica della ristrutturazione degli edifici scolastici. Nel 2019 è stata invece data la possibilità, al cittadino-contribuente che opta per dare l’8×1000 allo Stato, di scegliere quale delle attività previste preferisce privilegiare.
Nel frattempo (a partire dal 2014) la Corte dei conti ha scoperchiato il pentolone dell’8×1000 e, anno dopo anno, ha evidenziato errori ed omissioni che nel complesso hanno favorito la Chiesa cattolica. L’omissione principale era quella della mancata pubblicizzazione delle attività che lo Stato fa con la sua quota di 8×1000, forma di comunicazione che invece fanno le confessioni religiose, soprattutto quella cattolica. Appena c’è stata un po’ di promozione sono aumentate le scelte per lo Stato quindi la Chiesa cattolica ha subito una perdita per effetto della concorrenza. Ma ci sono stati anche altri effetti indiretti.
Quando è stato possibile esprimere anche la scelta su cosa lo Stato debba farci col suo 8×1000, la ristrutturazione delle scuole è arrivata a circa la metà delle preferenze. Siccome tra le opzioni possibili vi è però da sempre la tutela dei beni di interesse culturale, che includono molti immobili della Chiesa cattolica, se la metà dei soldi gestiti dallo Stato va alle scuole allora rispetto al passato diminuiscono i finanziamenti che vanno ai beni culturali. Invece prima, senza partecipazione democratica, si poteva “politicamente” destinare una maggiore quota a questi beni (a beneficio anche degli immobili della Chiesa cattolica).
Sorprende infatti che Zuppi affermi: “non ci interessano i soldi” perché, nei fatti, quello che è progressivamente avvenuto negli ultimi anni è che la Chiesa cattolica ha ottenuto sempre meno soldi. E a beneficiarne sono stati anche e soprattutto i fatiscenti edifici scolastici, quindi un bene prezioso per tutti. Ma ciò non è avvenuto togliendo, per Legge, quote di 8×1000 alla Chiesa cattolica ma, semplicemente, dando valide alternative (meritevoli) ai cittadini-contribuenti chiamati a scegliere. Forse Zuppi non vuole che vengano manutenute le scuole statali? E perché nel 2025 la Chiesa cattolica appare allergica alla reale possibilità di scelta dei cittadini-contribuenti a fronte di valide alternative? Davvero incomprensibile risulta quindi la protesta di Zuppi che argomenta dicendo: “ci interessano i poveri”, “i diritti sono diritti”, “in gioco c’è la nostra libertà” (quella della Chiesa), ecc…
Cosa ha fatto il Governo Meloni
Col decreto-legge 105/23 l’attuale Governo ha introdotto un’altra categoria di utilizzo dell’8×1000 gestito dallo Stato (come 10 anni prima era stato per la ristrutturazione delle scuole) e cioè il recupero dalle tossicodipendenze e da altre dipendenze patologiche, un’altra opzione che i cittadini-contribuenti potrebbero molto gradire. E lo ha fatto riservando a questa opzione ulteriore “spazio” che verrà sottratto ai beni “culturali” (tecnicismi… omissis…). La polemica di Zuppi non è nuova ma risale già ad un anno fa e il Governo risponde sommariamente solo ora.
Non si capisce comunque perché, secondo Zuppi e la Chiesa cattolica, lo Stato non dovrebbe proporre e realizzare cose socialmente utili col suo 8×1000 ma restare poco attrattivo. L’unica novità poi di questi giorni è un decreto con cui si è palesata la somma “bloccata” per il recupero dalle dipendenze (23 milioni) quindi davvero non si comprende cosa abbiano da ridire quelli che “non ci interessano i soldi”, soprattutto se questi soldi vengono spesi a fin di bene. La Chiesa cattolica ritiene forse di avere il monopolio del bene? Pensa che lo Stato non possa o non debba occuparsi delle dipendenze?
Non si può neanche pensare ad una strumentalizzazione delle dichiarazioni del presidente della CEI perché queste sono state messe in giro dall’agenzia SIR, della CEI. E non sono la migliore uscita della sua carriera ecclesiastica né la Chiesa cattolica ci ha fatto una bella figura.

