Massacro a Kafr Malik: coloni terroristi israeliani incendiano un villaggio palestinese, l’esercito israeliano interviene e massacra i palestinesi
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Una nuova notte di terrore ha colpito la Cisgiordania occupata. Almeno tre palestinesi sono stati uccisi e altri sette feriti durante un attacco coordinato da coloni israeliani nel villaggio di Kafr Malik, nei pressi di Ramallah. La strage è avvenuta mentre oltre cento coloni hanno preso d’assalto l’area, appiccando il fuoco il villaggio e veicoli dei civili palestinesi, con il pieno supporto – o la complice indifferenza – dell’esercito israeliano.
Testimoni oculari e filmati diffusi da media palestinesi mostrano scene raccapriccianti: abitazioni avvolte dalle fiamme, auto carbonizzate e residenti costretti a fuggire sotto una pioggia di pietre. I coloni, armati e incappucciati, hanno seminato il panico tra la popolazione, mentre le forze dell’IDF – presenti sul posto – si sono limitate a osservare e, secondo altri video, ad aprire il fuoco sui palestinesi che tentavano di difendersi.
Violenza sistemica e impunità
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha denunciato che l’attacco è avvenuto sotto la copertura dell’esercito, sottolineando come la violenza dei coloni sia ormai quotidiana e in costante escalation. “Questa è pulizia etnica sotto l’egida militare e politica,” si legge in una nota diffusa dal gruppo.
La propaganda israeliana, nel tentativo di giustificare l’accaduto, ha parlato di “attriti” tra israeliani e palestinesi e del “ferimento leggero di un ufficiale”, ma ha omesso qualsiasi riferimento alla gravità dell’assalto o al ruolo passivo – e poi attivamente complice – delle forze armate. Solo cinque coloni sono stati fermati, e già trasferiti alla polizia, in un gesto più simbolico che risolutivo.
La resistenza criminalizzata, la brutalità giustificata
Dopo l’inizio dell’assalto, alcuni palestinesi avrebbero risposto con il lancio di pietre e, secondo fonti israeliane, anche con armi da fuoco. L’esercito ha risposto con “fuoco letale” verso la fonte degli spari, ma i cadaveri lasciati sul terreno parlano di civili uccisi nella loro terra, nella loro casa, mentre tentavano di difendere ciò che resta del loro villaggio carbonizzato dai terroristi israeliai.
Non si è trattato di un episodio isolato. La violenza dei coloni in Cisgiordania è ormai sistematica e dal 7 ottobre è peggiorata esponezialmente. Le autorità israeliane – compresi ministri come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich – sono da tempo accusati dalla comunità internazionale di fomentare e proteggere questa escalation brutale. Il Regno Unito ha recentemente imposto sanzioni dirette contro di loro, un gesto senza precedenti che segnala la crescente consapevolezza internazionale della situazione.
Questo ennesimo attacco mette in luce una realtà innegabile: i coloni, illegali secondo il diritto internazionale, agiscono da decenni come braccio armato dell’occupazione. Il loro operato non è solo tollerato, ma spesso coordinato con le autorità militari, in una strategia chiara di intimidazione, espulsione e annientamento totale della popolazione palestinese autoctona.
Nel silenzio assordante di gran parte dei media occidentali, la realtà di Kafr Malik è una ferita aperta: un villaggio in fiamme, corpi a terra, e un popolo che continua a essere punito per il solo crimine di esistere nella propria terra.
مستوطنون يهاجمون قرية كفر مالك في رام الله ويحرقون ممتلكات الفلسطينيين pic.twitter.com/9G3TvpHvhv
— التلفزيون العربي (@AlarabyTV) June 25, 2025
Crediti immagine copertina: Xinhua

