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Il giornalista crolla, la conduttrice piange, e il mondo islamico di fronte allo schermo chiede la fine del vecchio mondo

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Il giornalista crolla, la conduttrice piange, e il mondo islamico di fronte allo schermo chiede la fine del vecchio mondo

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E’ sera e l’intero mondo arabo-islamico è davanti allo schermo per seguire la trasmissione di Al-Jazeera e sapere di più sulla Palestina e sulla sofferenza del suo popolo, che è anche sofferenza di tutti loro. I media occidentali non mostrano quello che loro hanno visto: la realtà. Così le serate del mondo arabo-islamico sono ben diverse da quelle di un Occidente a cui gli occhi vengono tappati dalla macchina di propaganda sionista.

Scene inimmaginabili per un pubblico occidentale si ripresentano ancora una volta di fronte al mondo arabo-islamico: un giornalista crolla di fronte allo stress dovuto alla visione di montagne di morti e pezzi di corpi umani, l’odore del sangue ed il sapore delle lacrime che sono semplicemente troppo e così la maschera da giornalista cade e resta solo l’umanità sua e della conduttrice. Gli occhi sono incollati allo schermo. Finisce il vecchio mondo ed il mondo islamico capisce che ne serve uno nuovo.

“Questi caschi e questa veste non ci proteggono; non proteggono nessuno. Solo solo uno slogan che non serve a niente; qui ogni giorno si muore,” Dice il giornalista con la voce soffocata dalle lacrime. Anche la conduttrice piange in diretta. Il giornalista si toglie così la veste ed il casco non per mancare di rispetto a quella divisa ma per rispettarla, per capire che a quella veste non si può chiedere di essere di più di quello che è. Oltre ad essere la divisa dei giornalista negli ultimi mesi essa è stata comunque anche quella dei guerrieri-giornalisti di Gaza che uccisi in massa hanno dovuto trovare il coraggio di dire al mondo la verità e raccontare la disumana brutalità dell’occupante sionista.

La veste cade a terra, il casco anche, e mentre la conduttrice piange a dirotto il giornalista che di verità ne ha raccontate tante negli ultimi mesi ne dice un’altra – forse quella più dura da ammettere: “noi stiamo solo aspettando il nostro turno.” Il turno in questione, per intendersi, è quello di essere smembrato dagli israeliani. 

La trasmissione termina, è ora di cena ma l’appetito non c’è. Il mondo arabo-islamico piange di nuovo –  soffre di nuovo – ed in massa realizza che il vecchio mondo non va più bene e ne serve uno nuovo, uno giusto e dignitoso.

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Sabri Ben Rommane

Sabri Ben Rommane è Vicedirettore de La Luce. Autore di 'Dalla Rabbia e l'orgoglio all'umiliazione e la sconfitta: come gli Afghanistan Papers di Craig Whitlock rivelano la portata del terrorismo neo-colonialista occidentale'; de 'La liceità della pena capitale oggi: una riflessione sui quadri di riferimento'; e di 'Il sacerdote in camice bianco e lo spettro scientista: una recensione critica de La Congiura dei Somari di Roberto Burioni'.

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