Nel primo pomeriggio di oggi la Knesset si è pronunciata su una mozione votando a favore (71 voti favorevoli e 13 contrari) chiedendo di estendere la “sovranità israeliana” all’intera Cisgiordania occupata. Il testo, tecnicamente una proposta d’ordine del giorno e momentaneamente privo di valore legislativo, rappresenta un passo parlamentare senza precedenti verso l’annessione illegale dei Territori palestinesi conquistati nel 1967.
A promuovere l’iniziativa sono stati quattro deputati della destra nazional‑religiosa e del Likud — Simcha Rothman, Orit Strock, Dan Illouz e Oded Forer — con l’appoggio dichiarato di due ministri di peso: Yariv Levin (Giustizia) ed Eli Cohen (Energia). Entrambi hanno parlato di “opportunità storica” sostenendo che “tra Mediterraneo e Giordano ci sarà un solo Stato”, concetto criticato da alcuni politici israeliani come genocida quando pronunciato dai palestinesi nel famoso slogan From the River to the Sea (dal fiume al mare) . La maggioranza, affiancata da esponenti dell’opposizione di destra, ha ottenuto i voti necessari per fare approvare la mozione senza difficoltà.
Il clima politico che ha preceduto il voto si è acceso all’inizio di luglio, quando quattordici ministri del Likud e il presidente della Knesset Amir Ohana hanno scritto a Benjamin Netanyahu esortandolo a ratificare l’annessione prima della pausa estiva. Lunedì scorso, nello stesso edificio del parlamento israeliano, un convegno ha visto la partecipazione dell’ex ambasciatore statunitense David Friedman, che ha definito l’estensione di sovranità “un interesse condiviso tra Israele e Stati Uniti”. Parole che hanno rafforzato la convinzione dei promotori di poter procedere senza attendere l’esito, ancora incerto, delle trattative con Washington sul futuro del processo di pace.
Sul piano giuridico l’annessione unilaterale viola le risoluzioni ONU 242, 338 e 2334 e la IV Convenzione di Ginevra, che qualificano la Cisgiordania come territorio palestinese occupato. Ciononostante, l’attuale coalizione considera le colonie — più di mezzo milione di israeliani occupanti illegali in oltre 140 insediamenti — parte integrante dello Stato ebraico: già lo scorso anno la Knesset aveva bocciato a larga maggioranza l’ipotesi di uno Stato palestinese, sancendo di fatto la fine del paradigma dei due Stati.
Intanto la situazione sul terreno resta esplosiva. Dal 7 ottobre 2023, forze israeliane e terroristi coloni armati hanno ucciso circa mille palestinesi e ne hanno feriti settemila in Cisgiordania. Solo questa settimana si registrano raid quotidiani nelle città di Jenin, Nablus e Hebron.
Ora che la mozione è passata, il prossimo snodo arriverà in autunno, quando il governo potrà trasformare il voto in un disegno di legge vincolante. Il voto odierno non annette la Cisgiordania, ma segna un punto di non ritorno: una grave dichiarazione che, in seguito al passo legislativo promesso, trasformerà in realtà giuridica l’annessione. Con i piani di occupazione di Gaza già presentati dalla politica israeliana, questa doppia stretta potrebbe rappresentare la fine dello Stato palestinese, ad oggi riconosciuto dall’ONU e dalla quasi totalità degli Stati a livello globale.