Rivelazioni choc dopo l’annuncio sull’occupazione di Gaza City: Netanyahu bloccò gli aiuti per affamare la popolazione e piegare Hamas

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Secondo documenti interni trapelati e pubblicati dal canale israeliano Channel 13, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe ignorato le pressioni di alcuni dei suoi ministri più influenti per avanzare nei negoziati per il cessate il fuoco con Hamas. Invece, avrebbe scelto deliberatamente di limitare drasticamente l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza, con l’obiettivo di forzare la resa del movimento palestinese.

I verbali si riferiscono a una riunione del gabinetto di guerra israeliano tenutasi il 1° marzo, durante la quale figure di spicco della sicurezza israeliana — tra cui il capo del Mossad, il capo dello Shin Bet Ronen Bar e il ministro della Difesa Israel Katz — avrebbero raccomandato di passare alla cosiddetta “Fase B” dell’accordo per il cessate il fuoco. Questa fase avrebbe previsto una pausa temporanea delle ostilità in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza.

Il generale Nitzan Alon, responsabile del dossier ostaggi, avrebbe dichiarato che l’unico modo per ottenere la liberazione dei prigionieri fosse proseguire i colloqui su questa seconda fase. Bar, da parte sua, ha espresso la preferenza per tale percorso, affermando che il conflitto avrebbe potuto riprendere successivamente. Anche Katz si è mostrato favorevole, sottolineando che la liberazione parziale degli ostaggi sarebbe già stata un importante traguardo.

Nonostante ciò, Netanyahu avrebbe optato per una strategia opposta, rompendo unilateralmente la tregua e bloccando completamente gli aiuti umanitari, con l’obiettivo di esercitare pressione su Hamas fino alla capitolazione.

Tali scelte sono state duramente criticate anche dal Forum delle Famiglie degli Ostaggi, che ha definito le rivelazioni “gravissime”, accusando il governo di aver sabotato consapevolmente gli accordi per lo scambio dei prigionieri e di aver fuorviato l’opinione pubblica.

Nel frattempo, la situazione umanitaria a Gaza continua a deteriorarsi. L’assedio israeliano ha innescato una carestia devastante, che secondo fonti umanitarie ha già causato la morte di almeno 197 persone per fame, tra cui 96 bambini. A luglio, l’organismo internazionale per il monitoraggio delle crisi alimentari ha lanciato l’allarme: lo scenario peggiore — la fame generalizzata — si sta concretizzando.

Nonostante la gravità della situazione, un sondaggio recente ha evidenziato come gran parte della popolazione israeliana non sia particolarmente scossa dalle notizie di sofferenze e fame tra i civili gazawi.

Dal lancio dell’operazione militare israeliana nell’enclave palestinese, iniziata nell’ottobre 2023, oltre 60.000 palestinesi sono stati uccisi, la maggior parte dei quali civili, donne e bambini.