16 spari al secondo: le inchieste indipendenti di CNN e Haaretz smascherano il massacro scientifico israeliano intorno ai siti di distribuzione GHF

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Abbiamo vissuto una notte peggiore di quanto potessimo immaginare. La realtà era fatta di morte e fame, nella corsa disperata per un po’ di cibo. — Mohammed Saqer, testimone dell’attacco a Rafah

Due inchieste giornalistiche di alto profilo – una della CNN e una del quotidiano israeliano Haaretz – gettano nuova luce sulle responsabilità dirette dell’esercito israeliano (IDF) nella morte di civili palestinesi nei pressi dei punti di distribuzione umanitaria nella Striscia di Gaza. Le indagini, basate su testimonianze, analisi forensi, geolocalizzazione dei video e prove balistiche, raccontano la stessa dinamica: gli spari sono partiti da posizioni israeliane, colpendo in modo indiscriminato e letale folle affamate di civili.

Una dinamica ricorrente: i civili come bersaglio

Il 1° giugno 2025, nella zona di Tel al-Sultan a Rafah, centinaia di palestinesi si erano radunati lungo la via Al-Rasheed per raggiungere l’unico punto di distribuzione di aiuti aperto quel giorno, gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), una struttura supportata da Israele e Stati Uniti per sostituire UNRWA. Quella che avrebbe dovuto essere una missione di soccorso si è rivelata essere un inferno.

Secondo la CNN, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco sulla folla tra le 3:30 e le 5:00 del mattino, ben prima dell’apertura ufficiale del punto di distribuzione, mentre migliaia di persone cercavano di accedere al cibo. I video geolocalizzati mostrano la presenza di carri armati e la traiettoria di proiettili traccianti che partono dalle postazioni militari israeliane.

L’esercito israeliano ha negato ogni coinvolgimento, parlando prima di “colpi di avvertimento a un chilometro di distanza”, poi smentendo addirittura l’evento definendolo “propaganda di Hamas”. Ma testimoni oculari, operatori umanitari e vittime sopravvissute raccontano una realtà opposta. L’inchiesta cita decine di casi di persone uccise con colpi alla testa e al torace, in piena violazione del diritto internazionale umanitario.

La testimonianza chiave: “Sparavano per uccidere”

Mohammad Abu Rezeq, un altro testimone intervistato da CNN, è stato colpito allo stomaco. Le sue parole non lasciano spazio a fraintendimenti: “Non era un modo per allontanarci. Sparavano per ucciderci”. Il tasso di fuoco registrato dai video – 15-16 colpi al secondo – corrisponde a quello delle mitragliatrici pesanti FN MAG montate sui carri armati Merkava dell’IDF.

Anche i proiettili estratti dai corpi dai medici del Nasser Hospital, secondo gli esperti consultati, sono compatibili con le munizioni NATO da 7.62mm usate dalle forze israeliane. Nessuna evidenza suggerisce che le mitragliatrici automatiche usate fossero di fabbricazione o impiego di Hamas.

Il contesto: un sistema di aiuti “trappola mortale”

GHF, nata come alternativa all’UNRWA sotto l’egida israelo-americana, ha costruito un sistema di distribuzione che secondo le Nazioni Unite viola i principi di neutralità umanitaria e ha reso l’accesso agli aiuti un campo di battaglia. La mancanza di controllo civile, la militarizzazione dei percorsi e la totale assenza di trasparenza rendono ogni tentativo di accesso un rischio di morte.

Tom Fletcher, capo dell’ufficio umanitario ONU, ha denunciato il modello GHF come “un’arma politica”, accusando Israele di usare la fame come leva di negoziazione e occultamento per altre operazioni militari, definendolo apertamente un “foglia di fico per ulteriore violenza e sfollamento”.

L’inchiesta di Haaretz: cecchini, droni e fuoco letale deliberato

L’indagine esclusiva condotta da Haaretz rivela una realtà inquietante: soldati e ufficiali dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane) hanno ricevuto ordini espliciti di aprire il fuoco contro folle di civili disarmati radunati attorno ai siti di distribuzione degli aiuti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF). Testimonianze raccolte dalla testata israeliana descrivono un quadro in cui cecchini, droni e mezzi pesanti sparano con l’obiettivo preciso di disperdere o colpire chiunque si avvicini ai punti di distribuzione, anche quando non vi è alcuna minaccia reale.

Secondo quanto riportato, nei pressi di questi centri di distribuzione, frequentati ogni giorno da migliaia di palestinesi affamati, l’IDF ha messo in atto un meccanismo di “controllo” che si traduce in un uso sistematico e letale della forza: si spara prima dell’apertura dei centri per impedire alle persone di mettersi in fila, e dopo la chiusura per disperdere chi resta. I colpi sono sparati a vista, senza misure di contenimento meno violente come gas lacrimogeni o avvertimenti non letali. Un soldato ha definito la zona un vero e proprio “campo di sterminio”, dove ogni giorno tra una e cinque persone vengono uccise.

I droni sorvolano le folle con altoparlanti che ordinano la dispersione, mentre i militari sparano senza distinzione. Nonostante le proteste e le evidenze, le autorità israeliane – dal primo ministro Benjamin Netanyahu al ministro della Difesa Israel Katz – hanno respinto le accuse definendole “calunnie sanguinose”.

La GHF, organizzazione che gestisce i punti di distribuzione, è stata creata alla fine di maggio 2025 in collaborazione con attori statunitensi ed evangelici, con un’operatività sorvegliata a distanza dall’IDF, che non permette l’ingresso di persone armate nelle zone umanitarie. Tuttavia, la distribuzione è caotica e le misure di sicurezza, affidate anche a milizie palestinesi armate, non riescono a prevenire le stragi causate dai colpi sparati dall’esercito israeliano.

L’indagine ha portato alla luce anche un aspetto ancora più grave: la catena di comando sembra incoraggiare e normalizzare queste azioni. Brigadier General Yehuda Vach, comandante della Divisione 252 dell’IDF, è stato indicato come uno dei responsabili delle direttive per l’apertura del fuoco su civili in fila per gli aiuti. Soldati e ufficiali raccontano di procedure di “dissuasione” che includono anche l’uso di artiglieria pesante e mortai contro gruppi di persone affamate, con risultati tragici e molte vittime innocenti.

Le vittime – centinaia secondo il ministero della salute di Gaza – includono bambini, anziani e famiglie, colpite in modo sistematico durante l’attesa degli aiuti. La tensione morale all’interno delle forze israeliane è altissima: alcuni soldati denunciano la “normalizzazione” degli omicidi di civili e il deterioramento dei codici etici e professionali dell’esercito.

Secondo gli esperti legali internazionali, i comportamenti documentati dall’inchiesta configurano potenziali crimini di guerra e potrebbero essere qualificati come crimini contro l’umanità o atti di genocidio.

In risposta all’esposizione mediatica, l’IDF ha dichiarato di non aver mai ordinato di sparare deliberatamente sui civili e ha promesso che qualsiasi violazione delle norme sarà oggetto di indagine. Tuttavia, le testimonianze interne e le prove raccolte dipingono un quadro ben diverso, segnato da un uso sistematico e deliberato della violenza letale contro una popolazione civile inerme in uno dei contesti umanitari più critici al mondo.

L’assenza di rendicontazione e la complicità internazionale

Nonostante le numerose denunce da parte di ONG e agenzie umanitarie, le istituzioni internazionali sono rimaste in gran parte silenziose. L’appoggio statunitense alla GHF e il rifiuto israeliano di consentire accesso completo agli ispettori dell’ONU hanno contribuito ad una narrazione distorta in cui le vittime sono colpevolizzate per la loro stessa fame.

Nonostante le prove documentate dalle inchieste – come nei video geolocalizzati, nelle analisi balistiche o nelle testimonianze di medici e feriti – il sistema di impunità nei confronti di Israele resta intatto. Le inchieste di CNN e Haaretz possono tuttavia rappresentare un punto di svolta. Quello che emerge con chiarezza dalle inchieste di CNN e Haaretz è che l’esercito israeliano ha sistematicamente colpito civili palestinesi affamati.

Immagine copertina: un proiettile estratto dai medici da un paziente dell’ospedale Nasser durante la sparatoria di domenica vicino al sito di soccorso della GHF. Un esperto di armi ha affermato che il proiettile era compatibile con le munizioni utilizzate nelle mitragliatrici dell’esercito israeliano. Fonte: CNN