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Gaza e la fame: quando il pane diventa un’arma

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Gaza e la fame: quando il pane diventa un’arma

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Nel cuore del XXI secolo, in un contesto internazionale che di fatto dichiara la salvaguardia dei diritti umani, la Striscia di Gaza vive una delle peggiori catastrofi umanitarie moderne: l’uso della fame come arma di guerra.

Il dramma non si limita alla carenza di cibo, ma si estende a una politica sistematica che colpisce infrastrutture, distrugge l’agricoltura e impedisce l’accesso agli aiuti, con l’obiettivo di soggiogare un’intera popolazione mediante uno strumento ben più letale delle bombe: la carestia.

 Dati drammatici sulla situazione attuale

  • Circa il 93% della popolazione di Gaza (equivalente a 1,95 milioni di persone) vive oggi in condizioni di crisi alimentare (IPC Fase 3) o di emergenza peggiore, mentre il 12% è in pericolo di carestia (Fase 5).
  • Oltre 71.000 bambini e 17.000 madri necessitano urgentemente di cure per malnutrizione acuta.
  • Dall’inizio del 2025, sono state documentate ufficialmente 111 morti tra i bambini causate dalla fame.
  • Rapporti del Ministero della Salute di Gaza segnalano che la malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni è triplicata in sole due settimane.
  • Solo per sopravvivere, molte famiglie consumano erbe, mangimi per animali o farina mescolata a sabbia.

Politica di occupazione israeliana: la fame come arma

Esaminando gli schemi degli attacchi—distruzione di campi coltivati, pozzi d’acqua, forni, infrastrutture essenziali—emerge chiaramente che non si tratta di danni collaterali. È una strategia deliberata di assoggettamento, finalizzata a indebolire la resistenza popolare e a costringere la popolazione alla resa o all’esodo.

Un parallelo con la storia: quando il dolore si ripete

La storia non perdona chi ripete le sue tragedie. Il dramma di Gaza oggi richiama terribili episodi del passato:

  1. Assedio di Leningrado (1941–1943): oltre un milione di morti per fame sotto il blocco nazista. I cittadini arrivarono a consumare segatura o carta per ricavare pane.
  2. Carestia di Biafra (Nigeria, 1967–1970): circa un milione di vittime a seguito di un blocco politico ed economico contro il movimento separatista.
  3. Carestia del Monte Libano (1915–1918): quasi metà della popolazione morta per un duplice assedio britannico e ottomano.

Questi eventi furono condannati a posteriori e contribuirono allo sviluppo del diritto internazionale umanitario, in particolare la revisione delle Convenzioni di Ginevra del 1977 fu una risposta alla drammatica carestia della Biafra.

Una questione legale e morale globale

Secondo il diritto internazionale, l’uso intenzionale della fame come strumento contro i civili costituisce crimine di guerra. Tuttavia, perseguire legalmente i responsabili è ostacolato da forti equilibri geopolitici, specialmente se il paese accusato gode del supporto di potenze influenti. Le vie legali restano quindi subordinate alle logiche del potere internazionale.

Gaza oggi non è semplicemente un palcoscenico di guerra convenzionale: è un terreno di prova terrificante per verificare l’efficacia del diritto internazionale, la credibilità delle istituzioni per i diritti umani e la coscienza del mondo.
Di fronte alla fame, le parole non bastano: serve una mobilitazione autentica e solidale.

La carestia a Gaza non è soltanto una tragedia umanitaria: è un’accusa diretta al silenzio del mondo intero.

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Samir Khaldi

Giornalista e professionista della comunicazione. Con una esperienza nel campo dei media arabi, Samir Khaldi. Ha condotto e prodotto numerosi programmi televisivi, approfondendo temi di attualità, conflitti regionali e questioni umanitarie. La sua carriera è caratterizzata da un forte impegno per la verità, l’etica professionale e la difesa della libertà di stampa.

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